venerdì 18 febbraio 2011

Genoa-Roma. Il Precedente

Dopo le rovinose cadute di queste ultime partite che molto ci hanno ridimensionati, abbiamo l'obbligo di riprendere il cammino. E', questa, una cosa ormai nota a tutto l'ambiente romanista, anche per la visita di Paolo Fiorentino, numero due di Unicredit a Trigoria, Giovedì scorso. Visita, tutto sommato, anomala, in quanto il "cassiere" dell'istituto di credito si è comportato di fatto da Presidente, andando a parlare direttamente con i giuocatori, indi poi chiamare a rapporto Pradè, Conti e Montali. Insomma un Presidente in tutto e per tutto. In molti c'hanno visto non solo una delegittimazione, anzi LA delegittimazione definitiva per la Presidenza Sensi, ma anche e soprattuutto una sorta di "apripista" del proprietario in pectore Thomas Di Benedetto. Fatto stà che le solite indiscrezioni parlano di una sorta di ultimatum dato alla squadra e al mister: "O entro la gara di ritorno con lo Shaktar Donetsk la Roma si sarà risollevata, o quì saltate tutti, Mister in primis." In buona sostanza Unicredit vorrebbe far trovare agli acquirenti americani o una Roma ancora in corsa e pimpante, oppure una Roma da rifondare ex novo. Intanto dal fronte societario registriamo la chiamata in causa dell'imprenditore cinese Huang, soggetto assurto agli onori della cronaca l'anno scorso perché si sostenesse interessato al Liverpool (Operazione mai andata in porto), ma noto, soprattutto, perchè di non ben chiare origini. Persino la sua frequentazione al MBA della Columbus University è dubbia. Intanto chi scrive ha voluto spulciare un po' il web, cercando qualcosa su Thomas Di Benedetto: non è il Presidente dei Boston Red Sox, ma ne è solo un socio di minoranza; non è una figura di spicco della New England Sport Venture, ma solo un socio di minoranza, e il suo "impegno" per l'acquisto della Roma è personale e vede coinvolti i propri capitali convogliati nella Boston Internatinal Group, società della quale è presidente dal 1983 e che, pur occupandosi di Sport, trae i suoi principali benefici dal ramo immobiliare del Real Estate di Boston, attraverso la Alexander Inc, di New York. Un palazzinaro a stelle e strisce! Si aggiunga a tutto ciò la diffidenza di Gianni Dragoni del Sole 24 Ore che, in un'intervista rilasciata a Radio Ies, si è dichiarato perplesso sulle reali intenzioni statunitensi, ritenendo l'operazione come una sorta di "Ponte" volto a favorire altri imprenditori italiani.
Dato che il presente è gramo e il futuro incerto non possiamo fare altro che rifugiarci nella memoria, esattamente alla terza giornata della stagione 1989/90: era lo 06 Settembre 1989 e, pensate, ancora c'era il Muro di Berlino. Quella fu la stagione che portò l'Italia a ospitare i Mondiali di Calcio, tutta la Nazione, soprattutto quella pallonara, si stava tirando a lucido e moltissime partite venivano disputate in Stadi-Cantiere o Stadi provvisori. Anche alla Roma toccò quella sorte, forse la peggiore, in quanto costretta a "emigrare" per un anno, più due partite, al Flaminio. Questo stato di precarietà, insieme alla necessità di raccogliere i cocci della stagione precedente, spinse il Presidente Viola a creare una squadra "piccola" ma affamata, e tutto era palese sin dalle prime giornate, come per esempio questa terza, allorquando andammo nel cantiere Marassi e, grazie a una doppietta di Rudi Voeller, sbranammo i malcapitati grifoni che, comunque, avrebbero disputato un'ottima stagione, culminata con l'accesso alla Coppa UEFA all'ultima giornata ai danni della Juventus. Ma quella fu un'altra storia!

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