Grandissima attesa per il big match di domani all'Olimpico. Autentico spareggio Champion's League. La storia tra Roma e Genoa è ricca di intrecci e sovrapposizioni: entrambe hanno portato il calcio, il Genoa in Italia, la Roma a Roma; entrambre rappresentano l'anima genuina e popolare delle rispettive realtà urbane; moltissimi i giocatori che hanno viaggiato lungo la direttrice segnata dalla via Aurelia in entrambi i sensi di marcia (Signorini, Collovati, Pruzzo, Montella, Conti, Buriani, Antonelli), tant'è che le due tifoserie per anni sono state unite da un gemellaggio, nato il giorno del secondo scudetto romanista, coincidente con la salvezza rossoblu del 1983. E proprio all'anno di grazia romanista 1983 ci riconduce la memoria odierna: erano passati poco più di cinque mesi dal fantastico viaggio romanista in Liguria e, per uno strano scherzo del calendario, la Roma si trovava a giocare le due partite memorabili della primavera precedente a campi e sequenza invertite. Il finale tricolore del 1983 propose, infatti, Genoa-Roma e Roma-Torino, mentre la quarta e la quinta giornata della stagione 1983/84 regalò ai romanisti Torino-Roma e Roma-Genoa. Quel 09 Ottobre 1983 la Roma si presentò all'Olimpico reduce da una brutta sconfitta al Comunale del capoluogo sabaudo, davanti a un pubblico delle grandi occasioni (52.241 solamente i paganti, più gli abbonati) a dirigere il Match il signor Paparesta di Bari SENIOR! E tra il pubblico, seduto in distinti Nord, lato tribuna Monte Mario, c'era un bimbetto di otto anni e mezzo, accompagnato dalla madre e dal cugino laziali e dallo zio milanista: era il mio esordio allo Stadio Olimpico. La Roma giocò una partita gagliardissima, ma sostanzialmente incocludente, con un Silvano Martina sugli scudi a respingere gli attacchi dei frombolieri romanisti (per l'occasione Graziani e Vincenzi), fino al diciassettesimo del secondo tempo quando un'azione insistita di Bruno Conti portò alla capitolazione del portiere di Sarajevo e alla vittoria giallorossa. Purtroppo quella stagione regalerà alla Roma solamente la gioia piccola della quinta Coppa Italia, ma sarà segnata da un secondo posto a un passo dalla Juventus e da una finale di Coppa dei Campioni ancora da giocare. Quel giorno era il sessantunesimo compleanno del Barone.

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