sabato 21 febbraio 2009

Il Romanista chiude

E così siamo giunti alla conclusione di un'avventura. Per una serie di motivi burocratici che non hanno permesso alla Cooperativa "I romanisti" di accedere ai finanziamenti pubblici, il "Giornale dei tifosi più tifosi del mondo" Domenica 01 Marzo 2009 uscirà per l'ultima volta. La storia iniziò, in edicola, Domenica 10 Settebre 2004, all'avvio di una delle stagioni più travagliate della nostra storia. Cinque allenatori e la salvezza conquistata a 90 minuti dalla fine del torneo, con tanta paura e qualche debito. L'idea del giornale venne a Carlo Zampa che trovò in Riccardo Luna, vicedirettore del Corriere dello Sport estromesso per una feroce inchiesta su Carraro, una sponda. L'idillio tra i due durò pochissimo, il tempo di un numero e Zampa fu fatto accomodare alla porta di Via Barberini 10. "Il Romanista" voleva presentarsi come giornale indipendente ed equidistante dalla famiglia Sensi. Questa sua volontà di volersi accreditare come "fonte" e non come operazione commercial-calcisatica gli alienò le simpatie della stessa Famiglia, senza dargli, al contempo, l'imprimatur di fonte attendibile. Visse un'effimera stagione di gloria nella magica primavera del 2006, quando, con calciopoli, sembrava fosse arrivato il momento nel quale si era dimostrata in modo incontrovertibile la corruzione insita nel sistema calcio, corruzione responsabile e genitrice di numerosi insuccessi, per la Roma e per altre. La stima che Luna, autentico premezzolino del giornalettismo italiano dell'epoca, si era conquistato in Primavera svanì come neve al sole, all'arrivo dei primi caldi. Un po' le scandalosamente morbide sentenze di secondo grado, un po' gli scellerati titoli del primo calcio mercato de "Il Romanista" bruciarono la credibilità dell'operazione editoriale. Furono sparati titoli su presunti arrivi di Buffon e Trezeguet. Negli anni seguenti "Il Romanista" cercò di cambiare pelle, ma il vizietto originario di volersi accreditare come "fonte" portarono Luna e i suoi a raccontarci come Ciarrapico avesse fatto meglio, a livello finanziario, di Franco Sensi; ad annunciare altisonanti progetti di trasformazione della Roma in una società ad azionariato popolare, sul modello del Barcellona, salvo poi ridimensionare il tutto in un convegno organizzato da Maurizio Costanzo su "azionariato popolare e calcio in Italia". Per stemperare il clima dopo l'omicidio Raciti fu organizzato un "pranzo" tra alcuni tifosi della Roma ed un gruppetto sparuto di tifosi del Parma. L'inizativa lodevole quanto si vuole, fu distrutta dalla sua unicità.... perchè non continuare? Negli anni di vita de "Il Romanista", la Roma qualche soddisfazione se l'è tolta (Due Coppe Italia, una Supercoppa, uno scudetto sfiorato, eliminazione del Real con doppia vittoria, undici vittorie di fila, tre giocatori Campioni del Mondo) eppure non un poster, un dvd, una videocassetta, un gadget. Nel momento in cui è venuto meno il Presidente non un "Qualsiasi cosa" per ricordarne l'operato e la figura. Nulla di memorabile. Solo attacchi pretestuosi e scorretti con un soggetto radiofonico altrettanto pretestuoso e scorretto (ricordate la genialata di "Google"?). E poi la scelta di aggancirasi in modo incestuoso a Rete Sport, l'identifcarsi con una Radio, solo per una comunanza di interessi di lotta al soggetto radiofonico di cui sopra. Tutto ciò ha allontanato sempre di più "Il Romanista" dai tifosi della Roma, riagganciati, in modo mirabile, dal "Corriere dello Sport" che, invece, pur diretto da un laziale DOC, ha sempre pettinato i tifosi della Roma. Perchè il tifoso è così: non vuola la Verità, vuola la sua verità. Vuole, quando si parla della propria squadra, rilassarsi, non angosciarsi con problematiche alle quali, comunque, non può in alcun modo fare fronte. E adesso, leggiamo, dal comunicato che ne annuncia la fine, che il traguardo era arrivare ai finanziamenti pubblici. Forse da un giornale che si chiama "Il Romanista" mi sarei aspettato una fine più dignitosa.

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