Ci risiamo. Dopo la brutta battuta d'arresto di sabato scorso e la travagliata settimana, si ricomincia. La settimana appena trascorsa verrà certamente ricordata come una delle peggiori della storia recente della compagine romanista. Iniziata col comunicato notturno di Sabato scorso che annunciava il ritiro fino ad ottenimento di risultati migliori, è continuata con l'accavallarsi di voci circa un imminente passaggio di proprietà del pacchetto di maggioranza della Roma, ora in mani svizzero tedesche, ora in mani italiane. Intanto il ritiro imposto col pugno di ferro, fatto alle spalle del mister, è stato sospeso, sempre alle spalle del Mister, dopo tre giorni grazie all'incontro Rosella Sensi-Totti&De Rossi. Il risultato è uno Spalletti letteralmente infuriato col mondo, i tifosi infuriati come e con lui e Pippo Marra che parla di Squali travestiti da sirene, e di come possa farsi garante lui stesso di Rosella Sensi. Insomma in questo clima non proprio idilliaco torniamo al campionato: il calendario ci mette davanti il Chievo Verona di Di Carlo in piena bagarre salvezza, ben in forma e con un Pellissier devastante. La memoria ci riporta al primo incontro in Serie "A" tra la Roma e il Chievo all'Olimpico di Roma. Era domenica 28 Aprile 2002, ultima in casa della Roma scudettata, contro la sorpresa del campionato, il Chievo di Del Neri già sazissimo della stagione appena conclusa, scende in campo una Roma tardivamente famelica: è chiaro come lo scudetto sia andato, all'epoca si credeva a Milano sponda Inter, poi si scoprì che sarebbe andato a Torino sponda Juventus. Dopo l'amaro zero a zero contro il cantiere Milan, solo un miracolo nelle ultime due giornate avrebbe potuto confermare la Roma in vetta all'Italia. Quel pomeriggio, agli ordini di Collina di Viareggio, si presenta Top Gun Montella che con una perentoria tripletta liquida il Chievo, chiuderanno il conto Cassano ed Emerson per un netto cinque a zero che non fà altro che aumentare il rimpianto per quello che in quella stagione si sarebbe potuto fare e non si è fatto. A fine partita la Sud tutta chiederà il giro di campo, si presenterà il solo Aldair convinto che quella sarebbe stata l'ultima partita con la gloriosa maglia numero sei della Roma. Il nervosismo è palpabile. Quella fu una stagione di enormi rimpianti, iniziata con un ammutinamento della squadra per soldi e finita col nervosismo del pubblico per quello che avrebbe potuto essere e non fu. Coincidenze?

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