
Vedere una finale di Champions League organizzata nella propria città è sempre un piacere. Al di là dei piccoli fastidi alla viabilità che possono venirsi a causare durante il giorno della partita, è comunque un orgoglio vedere e sentire che tutto il mondo si ricorda di quanto sia bella Roma. Ovviamente il rammarico di non avere una squadra adatta a vincere questa competizione c’è e alzi la mano chi tra i tifosi giallorossi non avrebbe voluto vivere l’emozione di giocarsi un trofeo così importante, per di più all’Olimpico. Sarebbe stato bello, per un po’ l’abbiamo anche sognato… ma è chiaro che i tempi non sono maturi (
tanto per usare un eufemismo). Questo articolo però non vuole essere di rammarico per quel che poteva essere e non è stato. Qui celebriamo la squadra più spettacolare del mondo, che è andata a insegnare calcio in tutti i campi in cui ha giocato, che ha trionfato nella notte romana più ambita con la semplicità che appartiene solo ai grandissimi. Una squadra per cui non si può non simpatizzare. Ma soprattutto, in questo post celebriamo l’artefice della rinascita di un club. Un ragazzo di 38 anni a cui hanno affidato una delle squadre più blasonate del mondo alla sua prima esperienza da allenatore (!) e a cui hanno chiesto solo una cosa: facci divertire. Lo ha fatto per una vita da giocatore, secondo voi poteva tirarsi indietro da tecnico? Ha trovato gli uomini giusti, gente con del talento puro

che ultimamente faticava a metterlo in mostra. Non ha dovuto far altro che fargli tornare la voglia di ridere, che poi fa rima anche con vincere. Tornare a giocare a pallone, ecco cosa voleva Guardiola. Quando giochi a pallone, ti diverti. Pep lo sa, del resto ha provato a spiegarcelo qualche anno fa anche qui a Roma, quando era ancora un giocatore e venne acquistato dal Brescia… ma oltre a essere nella fase finale della sua carriera, non venne capito dall’allenatore dell’epoca e dopo soli sei mesi, fu rispedito al mittente. Ma questo è il passato… Il presente ci dice che alla fine ha vinto lui. Insieme al club di cui è stato la bandiera in campo per tanti anni, nella città che non l’ha capito ma che lo ha sempre apprezzato, nell’anno in cui tutti lo davano per spacciato. Coppa del Re, Campionato, Champions League. Ha vinto tutto, in una volta sola, come se niente fosse. Alla faccia di teorie, schemi cervellotici e moduli imprescindibili. Alla faccia del tanto osannato calcio inglese, di Ferguson, di Ronaldo e di quel Capello che gli fece giocare solo una manciata di minuti in maglia giallorossa. Era lui l’allenatore dell’epoca.
«Dedico questa Champions al calcio italiano e a Paolo Maldini, che non si preoccupi perchè ha l’ammirazione di tutta l’Europa. La gioia è grande è stato un piacere vincerla a Roma, un abbraccio a tutti gli italiani». Ha vinto il calcio. Ha vinto Pep.
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