lunedì 8 febbraio 2010

Fiorentina-Roma 0-1. Olè!


Sarà banale, ma il vecchio adagio che nel calcio occorre buttarla dentro ha colpito ancora. Stavolta il duro ripasso di lezione è toccato alla Fiorentina, attivissima ma alla fine gelata dalla Roma, ora da sola al secondo posto con due punti di vantaggio sul Milan (che deve comunque recuperare una partita). Occhi puntati ora a Parma per il recupero dell’Inter: se mercoledì sera i nerazzurri non dovessero vincere, i giallorossi potrebbero anche farci un pensierino. In fondo stasera hanno portato a casa tre punti pesanti malgrado un Totti a mezzo servizio (sostituito dopo il primo tempo a titolo precauzionale) e l’assenza di Luca Toni. Con l’organico al completo potrebbero fare ancora di più. Anche perché il match, soprattutto il primo tempo, è stato nettamente di marca viola. La Roma ha faticato non poco a contenere le folate offensive dei toscani, fermati più volte da Julio Sergio ( molto attento e autore di almeno quattro importanti parate ), dalla vista bionica del guardalinee ( gol di Vargas giustamente annullato per fuorigioco) e dai propri errori (quello di De Silvestri solo davanti al portiere in un contropiede perfetto nel finale di frazione). In particolare è stato Vargas a creare difficoltà sul lato destro romano dove Motta è andato parecchio in difficoltà. In compenso Juan ha contenuto molto bene Gilardino e pure Mexes è apparso molto attento. Però in avanti i giallorossi hanno creato quasi niente con Totti e Vucinic sempre ben controllati. Nella ripresa i giallorossi hanno subito fallito l’1-0 con Vucinic, servito magnificamente dal solito spaventoso Riise. Ma dopo pochi istanti Gilardino, solo davanti a Julio Sergio, si è fatto parare il tiro. Sbagliare due gol davanti al portiere contro una squadra come la Roma non è un bel segnale. E difatti al 37’ proprio Vucinic si è fatto perdonare per quell’errore di inizio secondo tempo: corner da destra, sponda di testa per lui e botta di destro sotto la traversa per il delirio dei tifosi giallorossi che ora giustamente guardano la classifica e, forse, un pochino ci credono. Peccato solo per i circa duecento tifosi viola che hanno cercato di raggiungere un gruppo di ultrà giallorossi all'ingresso del settore ospiti del Franchi, prima della partita. I sostenitori locali hanno lanciato sassi e altri oggetti contro le forze dell'ordine, che hanno evitato il contatto fra i due gruppi. I celerini sono intervenuti procedendo al fermo di alcuni tifosi della Fiorentina, che adesso si trovano in questura dove sono stati accompagnati anche alcuni tifosi romanisti, che tentavano di entrare allo stadio pur non essendo in possesso del biglietto

Pagelle

Julio Sergio 8 grandissime parate. Una prestazione super. Sicurezza e presenza. Ottimo senso della posizione. Temevamo si fosse involuto, ma la prestazione adrenalinica di Firenze sembra avercelo restituito.
Motta 7 soffre le folate offensive di Vargas, ma riesce a tenerlo distante dall'area di rigore, e non è poco. Nel finale trova la forza e il coreggio di sganciarsi.
Mexes 8 eroico ed erotico! Semplicemente monumentale su Gilardino e Jovetic.
Juan 9 dove è stato fino all'anno scorso? E' fortissimo, elegante, deciso con un senso dell'anticipo insuperabile.
Riise 6,5 delle volte si schiaccia un po' troppo, ma nel finale, all'ultimo minuto, si invola come un ossesso. E' forte forte.... e c'è chi lo paragona a cosetto, come se chiama? Quello dei terzultimi... kolarov!
De Rossi 7 monumentale in fase di copertura, più che in fase di impostazione. Incita e guida la squadra per tutti i novanta minuti. Sta tornando ancor più forte di prima.
Pizarro 8 ennesima prova di regìa magistrale. Non perde (quasi) mai palla infilandosi in pertusi improbabili, ma uscendone sempre testa alta e palla al piede. E' presente quando c'è da fare legna e quando c'è da passare il pallone col contagiri.
Perrotta 6 non una gran partita. Soffre di mal di schiena, ma Claudio Martello lo tiene fino alla fine e un motivo ci sarà?
Taddei 7 copre la fascia a supporto di Marco Motta che, infatti, se ne avvantaggia in maniera mirabile. Sà ribaltare la situazione come poche persone in Serie "A". Ci si sbrighi a rifargli il contratto chè la Fiorentina da stasera lo agogna con la bava alla bocca!
Totti 5,5 non è in giornata, è nervoso e sbaglia troppo. Per altri calciatori sarebbe stata una prestazione da sette, ma siccome è LUI prende poco. Lo sà anche Claudio Martello che, guardandolo fisso negli occhi, da uomo a uomo, gli dice di accomodarsi in panchina e LUI accetta per il bene della Roma (Cosa che, del resto, ha sempre fatto)
Vucinic 7 il goal a pochi minuti dalla fine meriterebbe nove, ma quel goal divorato, mandando a porta vuota il pallone in fallo laterale, ha gridato la vendetta che, poi, puntuale è arrivata. Meriterebbe di vincere lo scudetto con la Roma. Ce la farà!

Ranieri 8 ha insegnato alla Roma a soffrire, ha deciso che vuole essere il primo profeta in patria e lo fà senza mollare un millimetro di niente, andandosi a prendere la seconda vittoria consecutiva esterna contro una sua ex che non aveva creduto in lui (preferendogli Malesani!). E' la dimostrazione vivente che la vendetta è un piatto freddo e che la freddezza, solo quella, regala quelle gioie infinite che riscaldano il cuore come il sole d'estate! E poi è un uomo vero. La squadra, a partire dal Capitàno, lo ha capito, ha deciso di seguirlo passo passo e le soddisfazioni arrivano. Complimenti a lui e a chi lo ha preso.

Sostituzioni

Julio Baptista/Totti 6,5 dà segnali importanti di ripresa. Si muove e lo fà persino per la squadra. Sembra che anche questo miracolo di Claudio Martello sia in fase di compimento!
Menez/Taddei NG troppo pochi minuti, ma la voglia e la concretezza sembrano essere tornati nelle corde del francesino. Fatto stà che entra e la Roma segna!
Andreolli/Vucinic NG classico cambio per perdere tempo e dare concretezza difensiva in fase di colpo di testa!

venerdì 5 febbraio 2010

Fiorentina-Roma. L'arbitro.

Nicola Rizzoli da Mirandola (MO) 05 Ottobre 1971. Fà il suo esordio in serie "A" nel finale della stagione 2001/02, allorqaundo viene inviato a dirigere Venezia-Perugia 0-2. La sua è una classica carriera all'ombra dei potenti della Federcalcio, Stefano Mattei prima Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo poi. Internazionale dallo 01 Gennaio 2007, ce lo ricordiamo per il vergognoso arbitraggio nel match tra Udinese e Roma del 13 Aprile 2008, partita che, comunque, terminò 1-3 per i colori giusti.
L'ultimo precedente risale a Domenica 06 Dicembre 2009, allorquando Marco Cassetti siglò il goal vittoria al derby del "B-Day"!


In foto Annamaria che è sicuramente più gradevole

Fiorentina-Roma. Il precedente.


Nemmeno 72 ore dopo la semifinale d'andata della Coppa Nazionale, torniamo in campo per un altro match decisivo nella corsa della nostra amata Roma. Il match è un eterno scontro diretto dei nostri anni, almeno per quel che concerne le fanfare mediatiche che esaltano la Fiorentina della Confindustria e che negano come la Roma sia l'unica vera antagonista dell'Inter in questi anni. La memoria ci riporta indietro agli albori della Serie "A" della Florentia Viola: era il gennaio 2005 e la Fiorentina, al primo anno di Serie "A" della sua storia, dopo l'esordio in C2 e il salto agevolato in B, ospitava la Roma in occasione della prima giornata di ritorno di Serie "A". Un anno un po' particolare per i viola, durante il quale pagarono pesantissimo lo scotto dell'esordio nella massima serie, raggiungendo un'insperata salvezza, firmata Zoff subentrato a Mondonico, grazie alle telefonate di Della Valle a Moggi. Anche per la Roma post-Capello quella sarebbe stata una delle peggiori stagioni della sua ottuagenaria storia. Fatto stà che quella sera al Franchi erano presenti due "Citofoni", Lupatelli tra i viola e Pelizzoli per noi, che decretarono il risultato finale. Sbloccò la situazione il fiorentino Maresca, lesto a cogliere un clamoroso errore di Pelizzoli, in una delle sue peggiori esibizioni in maglia romanista. Sarebbero bastati 3 minuti a Fantantonio Cassano per colpire in mezzo alle gambe Lupatelli e rimettere a posto la situazione. Il primo tempo sarebbe finito così: 1-1. Nel secondo tempo prima una prodezza di Totti da metà campo, ben respinta con un poderoso colpo di reni da Lupatelli, e poi un colpo di biliardo di nuovo sotto le gambe dell'ex numero 12 Romanista, avrebbero regalato ai nostri, allenati da Del Neri, una vittoria che allora sembrava essenziale per la corsa Champions e che poi si sarebbe rivelata essenziale nella lotta alla salvezza.

Roma-Udinese 2-0. Olè!

L'Udinese era stata l'ultima a batterla, ma quella era un'altra Roma. E probabilmente era anche un'altra Udinese. La Roma di adesso, che conquista risultati utili dal 28 ottobre (siamo a quota 18), quando perse contro i bianconeri al Friuli, sembra non volersi fermare mai. Campionato o Coppa che sia. La Roma che dopo quella sconfitta era a soli due punti dalla quart'ultima e che adesso spia da vicino l'Inter, questa sera all'Olimpico ha superato la squadra di De Biasi con un rotondo 2-0 grazie ai gol di Vucinic e Mexes. E adesso pensare di giocare la quinta finale di Coppa Italia delle ultime sei stagioni non sembra più un azzardo. La Roma di Ranieri gioca bene, si muove con precisione ed eleganza in avanti ma resta attenta anche in difesa, respingendo con puntualità le avanzate veloci dell'Udinese, che ha cercato di trovare spazio soprattutto in contropiede senza però rendersi mai davvero pericolosa. Le reti sono arrivate tutte nel primo tempo: al 12' Vucinic riceve un lancio perfetto di De Rossi dalla sua metà campo, guarda Handanovic e di destro piazza la palla. Al 40' Pizarro batte una punizione, rimediata dallo stesso Vucinic, Mexes salta più in alto di tutti e firma il 2-0. Nella ripresa ci si aspetta una reazione degli uomini di De Biasi, ma l'Udinese non preoccupa mai Doni, tornato in porta al posto di Julio Sergio. L'unico vero brivido arriva allo scadere, quando Di Natale riceve una bella palla da Pepe e al volo la mette in area. Il tiro è potente e tagliato, ma la difesa giallorossa si salva mandando in angolo. E anche se stavolta non ha segnato, il ritorno di Totti, così come quello di Vucinic, ha senza dubbio fatto bene ai giallorossi. Il capitano, dopo essersi confrontato con Ranieri all'intervallo, ha giocato tutti i novanta minuti, dettando le manovre di un gioco che la Roma ha sempre avuto in mano. E sembra già rientrato l'allarme Mexes, uscito nel corso del secondo tempo dopo uno scontro con Geijo. Per il difensore solo una botta alla coscia destra e Ranieri dovrebbe averlo a disposizione anche domenica con la Fiorentina, vista pure l'assenza per squalifica di Burdisso. E a proposito di squalifiche, nella gara di ritorno di questa semifinale (in programma il 14 aprile a Udine), De Biasi dovrà fare a meno di un uomo importante come D'Agostino che, già diffidato, si è fatto ammonire. Un handicap in più per l'Udinese, che credeva molto in questa Coppa che avrebbe potuto dare un nuovo senso ad una stagione decisamente amara.




mercoledì 3 febbraio 2010

Roma-Udinese. L'arbitro

Mauro Bergonzi. Genova 30 Dicembre 1971. Tifoso dichiarato della Sampdoria, ha esordito in Serie "A" lo 07 Dicembre 2003 in occasione di Lecce-Parma 1-2. Internazionale dal 2009, esordisce in una gara UEFA in occasione del turno preliminare dell'Europa League 2009/10 tra Sturm Graz-NijkSiroki Brijeg. ha diretto lo spareggio salvezza della stagione 2005-06 del campionato albanese tra Skanderbeu e Teuta. Fu, nella stagione 2007-08, al centro di polemiche relative alla direzione del match Napoli-Juventus, polemiche che tuttora gli costano un ostracismo da parte del club bianconero.
In coppa Italia ricordiamo l'ultimo precedente, datato 17 Gennaio 2007, allorquando diresse il quarto di finale di ritorno Parma-Roma, terminato 2-2, con conseguente qualificazione della Maggica e successiva vittoria numero otto del trofeo.


martedì 2 febbraio 2010

Roma-Udinese: i precedenti.

Ancora una volta turno infrasettimanale. Questa volta è la semifinale di andata della Coppa Italia. I tre giorni che ci siamo lasciati alle spalle parlano della chiusura del calcio mercato con due operazioni in uscita: Pit alla Triestina e Okaka al Fulham. Perdiamo gli "eroi" di Domenica scorsa. Intanto registriamo il passaggio di Amantino Mancini dall'Inter al Milan (a riprova del fallimento dell'aletta ex giallorossa) e l'arrivo di Biava-Krol e il brasiliano Andre Dias detto anche Baresi. Mentre Diakitè (quello che non è Beckenbauer) rimane. Ciccia! Tornando al calcio vero, la Roma affronterà in semifinale di Coppa Italia l'Udinese di De Biasi, reduce dall'eliminazione, a San Siro, del Milan. La memoria ci riporta indietro di quasi cinque anni, allorquando affrontammo ed eliminammo, sempre in semifinale, l'Udinese targata Luciano Spalletti, lanciatissima verso una storica qualificazione alla Champions League. La partita che andò in scena all'Olimpico qull'11 Maggio 2005 fu una classica per quella Roma in quella stagione: volontà, impegno, ma nessun risultato apprezzabile. La Roma era impelacata, in quella primavera, in una clamorosa lotta per non retrocedere, resa ancor più dura dalla sconfitta maturata la domenica precedente a Parma per 2-1 e "impreziosita" da un Derby-Ossigeno la domenica successiva. Dopo un buon avvio dei giovanotti guidati da Bruno Conti, culminato, alla fine del primo tempo dal primo goal in maglia giallorossa di Mexes, nel secondo tempo l'Udinese di Spalletti prese sempre più il soppravvento, anche grazie alla sostituzione di Pazienza col futuro romanista Pizarro. Un autentico massacro lungo la mediana del campo avrebbe portato, a 4 minuti dalla fine, Bertotto a scoccare un gran tiro dalla distanza, dopo una fitta trama di passaggi longitudinali davanti all'area di rigore romanista, che avvrebbe mandato il pallone a insaccarsi sotto l'incrocio alla sinistra del colpevole Curci. Il ritorno avrebbe parlato di una delle pochissime soddisfazioni romaniste della stagione. Ma questa è un'altra storia!

Claudio Martello

«Scordatevi il bel gioco. Da oggi faremo un calcio pane e salame»

Si era presentato così Claudio Ranieri, il giorno seguente le dimissioni di Spalletti da allenatore della Roma.Una dichiarazione che non poteva certo accendere l’entusiasmo della piazza, anzi.La separazione dal tecnico toscano non era stata digerita affatto bene dai tifosi, ma d’altra parte, come poteva essere altrimenti? Il capoccione ci aveva fatto vivere stagioni esaltanti e posizionato nell’elite del calcio europeo, andando a mostrare lampi di grande calcio ovunque si andasse. Sostituirlo non era affatto un’impresa semplice, neanche se ti chiami Claudio e sei nato a Testaccio.Ranieri è stato accolto con estrema diffidenza a Roma, d’altra parte, visto il momento di depressione acuta in cui vessava la squadra della Capitale qualche mese fa, non poteva aspettarsi altro. Le prime dichiarazioni furono piuttosto chiare: basta fronzoli e passaggetti vari, qui bisogna tirare fuori il carattere. Pane e salame.

“Sarò un martello con i calciatori. Devono fare le cose fatte bene”

Ovunque è andato, Ranieri ha tirato fuori sempre il massimo dalla squadra che aveva. Doveva riuscirci pure qui, a casa sua, finalmente. Tra le mani aveva i resti di una squadra formidabile, costruita con pochi soldi e tanta fantasia. Avendo una filosofia di gioco diametralmente opposta rispetto a quella di Spalletti, probabilmente lui non l’avrebbe costruita così, ma così se l’è ritrovata. E allora va benissimo, si va avanti senza paura, la stessa che attanagliava questa squadra. Andava spazzata via, parlando e vincendo. Facendo la voce grossa, urlando, punendo e comandando. Come un generale del marines, come un martello.Domenica scorsa si è concluso il girone d’andata di Ranieri: da Siena al Siena, ha rivoltato la Roma da cima a fondo, rivitalizzato giocatori che si pensava ormai fossero perduti ed esaltato le doti di altri ancora. Rischiando parecchio, ma assumendosi sempre tutte le responsabilità, senza mandarle mai a dire ma soprattutto, indivuduando subito quello che era il più grande limite della gestione Spalletti: la fragilità emotiva. Non era possibile perdersi totalmente dopo aver incassato un gol, eppure succedeva. Ha lavorato su questo Ranieri in questi primi mesi giallorossi, implacabilmente. Perché un risultato si può e si deve ribaltare, incassare un gol non segna la fine di una partita.
Non era semplice arrivare dopo Spalletti, ma lui aveva la calma dei forti.E dopo un girone, stiamo là, in alto. In mezzo ai grandi. Se lo diventeremo, lo dirà solo il tempo, intanto godiamoci questa nuova Roma e ringraziamo anche lui. Claudio Martello.