Eccoci quì, la Roma torna a Sofia dopo più d'un quarto di secolo per un turno pleonastico nell'Europa League. Abbiamo l'obbligo di vincere la partita solo per arrivare primi in un girone nel quale ci siamo già qualificati grazie alla vittoria casalinga col Basilea. La memoria ci riporta, per l'appunto, indietro di di 26 anni: altro mondo e altro calcio. Oltre cortina i nostri eroi andarono fregiati col tricolore sul petto, per gli ottavi di finale di Coppa dei Campioni: era il 19 Ottobre 1983 e agli ordini di quel Vautrot che troppe altre volte avremmo incontrato sul nostro cammino, sia come romanisti che come italiani, incorniciammo un capolavoro dell'arte pedestre. All'epoca le squadre dell'est erano bestiacce infide, ancora fresca era la scottatura per l'eliminazione dal sapore di doping di tre anni prima per mano del Karl Zeiss Jena, e incrociarle era sempre un enigma. Ma i lupi quella sera compirono un capolavoro, sugellato al sessantunesimo da un gran goal di testa griffato Paulo Roberto Falcao. Un divino capolavoro del "giocatore più forte al mondo senza mondo" (Cit. Carmelo Bene)
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